Rifiuti Zero Sicilia

RZ Sicilia al Bosco di ACI

Posted at 2 Giugno 2016 | By : | Categories : Rifiuti Zero Sicilia | 0 Comment

Domenica 29 Maggio 2016 l’Associazione Rifiuti Zero Sicilia, ha svolto un corso  sul compostaggio all’interno del Bosco di Aci. Qui di seguito alcuni momenti che ritraggono il nostro Presidente, Elio D’Amico, durante il corso.

 

Cenni sul Bosco di Aci (fonte wikipedia)

Le origini del bosco sono probabilmente remotissime ed hanno anticipato la fondazione dei vari borghi. Il fitto bosco era attraversato dalla strada consolare Pompea (la direttrice romana MessinaSiracusa) e quindi un luogo particolarmente ricco per i commerci ma dove imperversavano briganti senza scrupoli e contrabbando.
Il Bosco di Aci, investito dalle colate laviche del 394 a.C. e del 1329, iniziò ad essere citato nelle cronache dai primi del XIV secolo quando questo era esteso per circa 30 km quadrati e lambiva la attuale piazza Duomo ad Acireale. Dal XVI secolo venne costituita la «Segrezia di Aci» (una sorta di distretto amministrativo) e per il bosco, concesso in enfiteusi o dietro gabella ai cittadini, iniziò lo sfruttamento economico. La selva costituì un’importante fonte di reddito per la popolazione, anche se rimase un luogo dove imperversavano briganti e malaffare. I briganti, nelle dicerie popolari sfruttavano sia la trama fitta del bosco che un complesso sistema di grotte, così riuscivano a sorprendere i viaggiatori ed dopo la rapina potevano disporre di una rapida via di fuga. Di queste leggendarie grotte ne esistono alcune ben conservate nella zona di Santa Maria degli Ammalati. Fra gli sfortunati viandanti si tramanda la storia del nobile magistrato catanese Cosima Nepita assassinato nel XVI secolo. Il magistrato venne ricordato nel toponimo del luogo che da allora divenne «Passo di Nepita» (oggi in territorio di Acireale).

Nel 1675, durante la guerra franco-spagnola, il bosco fu teatro della strenua opposizione degli acesi che riuscirono a respingere i francesi nei pressi di San Leonardello, dopo aver fortificato un costone nei pressi di Fleri.

Il disboscamento iniziò nel XVIII secolo quando il vescovo di Catania, allora conte di Mascali, concesse in enfiteusi diversi boschi del mascalese a degli imprenditori acesi che li trasformarono in produttivi vigneti. Gli effetti di questa trasformazione li subì anche l’idrografia del bosco, il lago della Gurna (Mascali) si ridusse mentre si ingrandirono i pantani dell’Auzzanetto (Riposto) e costituirono un pericoloso focolaio di malaria.[3]

All’inizio del XIX secolo il bosco non costituiva più un’entità unica, ma era costituito a chiazze. La continua ricerca di aree sia da urbanizzare che da destinare alla agricoltura aveva smembrato il bosco in diverse parti. Sino ad oggi il bosco è comunque da considerarsi come una rarità sia per la fascia pedemontana etna (che oramai è fortemente antropizzata) che per alcune specie in esso presenti. Attualmente il bosco si può ancora osservare nelle zone di Fleri e Pisano Etneo nel territorio di Zafferana Etnea, Santa Maria degli Ammalati, San Giovanni Bosco e Linera (tra i comuni di Acireale e Santa Venerina) e Santa Maria La Stella, Lavinaio e Monterosso (Aci Sant’Antonio). Nei pressi di Fleri è poi possibile osservare parte della fortificazione eretta intorno al 1675 per contrastare i francesi.

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